I TRE TITANI E GLI ALTRI QUINDICI GENERI (PRIMA PARTE)

I TRE TITANI E GLI ALTRI QUINDICI GENERI (PRIMA PARTE)

Posted by on Lug 22, 2020 in Paleontologia

I TRE TITANI E GLI ALTRI QUINDICI GENERI (PRIMA PARTE)

Ciao a tutti!! Eccoci di nuovo qui, dopo tanto tempo dalla nostra ultima “escursione virtuale” sulle Vette Feltrine. Oggi scendiamo di quota e ci portiamo ad altitudini simili a quelle della nostra cittadina, infatti, il racconto sarà ambientato proprio nella vallata Feltrina. Più di una volta abbiamo parlato di come era la nostra zona tra la fine dell’Oligocene e l’inizio del Miocene (vedi qui e qui), ci siamo soffermati anche su alcuni animali marini che la abitavano, come delfinoidi, squali, altri tipi di pesci oltre che a varie specie di molluschi. Le rocce che tutt’ora ci parlano di questi ambienti, è bene ricordarlo, si sono depositate tutte in ambienti marini e costieri, in un intervallo di tempo di circa 27 Ma (milioni di anni) durante l’era Cenozoica. Non è di rocce, però, che oggi discuteremo, bensì di squali, come già abbiamo fatto in passato. Apprenderemo, che il mare miocenico che tanto tempo fa si trovava proprio sopra le teste degli abitanti del vallone Bellunese, era abitato da una vasta e variegata fauna di Selachiomorpha (squali per l’appunto), specie differenti condividevano la stessa area geografica. Tutto questo lo sappiamo grazie ad una recente pubblicazione, a nome di Danilo Giordano, dove vengono analizzati reperti paleontologici (denti) del Feltrino, rinvenuti proprio all’interno delle rocce di cui parlavamo prima. Ma perchè nel titolo si parla di titani? Questo lo scopriremo la prossima volta, quando ci addentreremo nel vivo dell’argomento, oggi ci limitiamo a parlare dell’anatomia di un dente di squalo, la quale ci consentirà di comprendere meglio ciò che diremo nel prossimo articolo.

Come sono fatti i denti di squalo?

Ogni volta che si pensa al materiale di cui sono fatti denti e ossa, torna alla mente il famoso elemento calcio (Ca), ed è una una cosa vera, però solitamente oltre al calcio, concorrono alla composizione anche altri elementi. Nel caso dei denti di squalo, vicino al calcio, c’è anche il fosforo (P), il quale in combinazione con il calcio e l’ossigeno (O), va a formare un composto chiamato fosfato di calcio: Ca3(PO4)2. Aggregati di fosfato di calcio, formano una sostanza detta dentina che è la “struttura portante” del dente, la quale, a sua volta è ricoperta da un sottile strato di vitrodentina sempre della stessa natura della dentina ma più vitrea, esattamente come lo smalto. La differenza strutturale tra i due strati sta nella disposizione spaziale dei cristalli di fosfato di calcio, infatti, nella vitrodentina i cristalli sono disposti in due e tre direzioni diverse tra loro, questo fa si che il dente sia meccanicamente resistente e meno fessurabile. Ad essere ancora più precisi, per quanto riguarda la composizione chimica dei denti fossili, vicino al calcio, al fosforo e all’ossigeno, troviamo anche il fluoro (F), così abbiamo un minerale che si chiama fluoroapatite: Ca5(PO4)3F. La struttura dei denti degli squali odierni è uguale a quella dei denti fossili, tuttavia varia la composizione. Se nei denti fossili abbiamo la presenza di sola fluoroapatite sia nella dentina che nella vitrodentina, nella dentina degli squali attuali troviamo invece un altro minerale che si chiama idrossiapatite: Ca10(PO4)6(OH)2, con la presenza di due gruppi idrossido. La differenza di composizione tra denti attuali e fossili, sta nel fatto che durante la fase di trasformazione dei sedimenti in roccia, l’idrossiapatite tende a trasformarsi nella sua fase più stabile cioè proprio la fluoroapatite. A differenza dei denti dei mammiferi, i denti di squalo non hanno nessuna polpa, sono infatti mineralizzati per intero e la loro radice, inoltre, è solo appoggiata, grazie a fibre di collagene, al tessuto osseo delle mandibole e non “infossata” nell’osso stesso. Oltre a questo, gli squali non hanno un’unica fila di denti, ma ne possiedono da cinque a sette, l’una dietro l’altra e ogni dente sano o rovinato viene sostituito regolarmente da quello appena dietro,  pensate che nell’arco di una vita possono cambiare da 10000 a 50000 denti!. Analizzando la loro forma si può immediatamente notare come si possano subito distinguere due parti completamente diverse: la radice e la corona. Come detto prima, la radice ha la funzione di ancorare il dente all’osso della mandibola e solitamente è costituita da due lobi in posizione simmetrica, la corona forma la cuspide principale e in molte specie sono presenti anche cuspidi secondarie più piccole. Sempre per quanto riguarda la corona, si distingue un lato mesiale da un lato distale ( il margine laterale è orientato verso le estremità laterali della bocca), abbiamo poi la faccia labiale (anteriore) solitamente più appiattita rispetto alla faccia linguale (posteriore) che è più bombata. Solitamente, tra tutti i generi e specie attuali e fossili, si distinguono tre forme principali:

  1. Denti triangolari, ampi, con margini taglienti (affilati o seghettati) adatti per aggredire e tagliare pezzi di prede grandi.
  2. Denti stretti lunghi, appuntiti, ricurvi verso l’interno della bocca, per afferrare rapide prede di dimensioni medio piccole le quali vengono inghiottite intere.
  3. Denti appiattiti, disposti a formare una superficie piana e resistente.

I denti della mascella superiore sono più ampi di quelli della mascella inferiore, con quest’ultimi gli squali immobilizzano la preda mentre con i superiori la tagliano. Possiamo infine dire che è difficile assegnare ad un dente una specie, perchè denti diversi appartenenti alla stessa specie possono essere attribuiti a specie diverse. Come è comprensibile, questo fatto genera spesso delle incomprensioni, anche perchè non è possibile sapere come erano effettivamente fatti gli squali del passato.

Ci vediamo la prossima volta!

BIBLIOGRAFIA:

Giordano Danilo, I denti di squalo del Miocene Feltrino, ” Frammenti”, 9, 2019, pp. 5-28

AUTHOR:

Vittore PerenzinVITTORE PERENZIN: Geologo, appassionato di fossili e minerali.

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